OA Italia/La crisi dei prezzi dei periodici

Da Bollettino telematico di filosofia politica & Open Access Italia Wiki.

La pubblicazione scientifica a stampa ha rappresentato per secoli l'unico mezzo per:

  • diffondere l'informazione scientifica
  • riconoscerne la "scientificità" attraverso un filtro editoriale preliminare (peer review)

Nel settore delle scienze matematiche, fisiche e naturali, la prima funzione è svolta principalmente dagli archivi di preprint, come per esempio il celebre ArXiv.

Alle riviste compete la seconda. Le riviste sono pubblicate da due tipi di editori, gli editori commerciali (fra cui spiccano alcune multinazionali, come Reed Elsevier, Thomson Corporation, Springer, che ha recentemente incorporato Kluwer Academic Publishing, John Wiley) e quelli societari (come l'APS).

Nel caso delle riviste dedicate alle hard sciences il loro prestigio è legato alla loro presenza nel catalogo dell'Institute for Scientific Information ([ISI]), sul quale si calcola il fattore di impatto. Questo catalogo, nato per scopi bibliografici, ha finito per contribuire a produrre politiche dei prezzi di tipo monopolistico. Le biblioteche universitarie non possono fare a meno di abbonarsi, indipendentemente dal loro costo, alle riviste ISI, proprio a causa del loro ruolo decisivo nella valutazione del fattore d'impatto.

Questi esiti sono noti ai bibliotecari come "crisi dei prezzi dei periodici": nel periodo 1975-1995 il prezzo delle riviste scientifiche è aumentato del 300% oltre l'inflazione. Per quanto i lettori non se ne rendano conto, la crisi incide anche sull'acquisto delle monografie - il veicolo principale della pubblicazione umanistica - che viene sacrificato a favore degli abbonamenti alle riviste. La più ragionevole politica dei prezzi degli editori societari non è bastata a calmierare il mercato.

Questa crisi ha cominciato a manifestarsi negli anni '90 del secolo scorso. Internet ha peraltro permesso ad una comunità composta da scienziati matematici, fisici e naturali di valersi degli archivi di preprint. Le due funzioni, di diffusione dell'informazione scientifica e di certificazione dei risultati pubblicati, si sono divaricate. In queste comunità, la prima è svolta essenzialmente dagli archivi, la seconda dalle riviste. Questo ha portato a un certo disinteresse nei riguardi delle riviste e del loro costo, con correlata diminuzione delle istituzioni che vi si abbonano. In questo ambito, si è anche tentata la via delle riviste elettroniche, edite da editori commerciali e no. Un esempio degno di menzione è quello del Journal of High Energy Physics, che è diventato in pochi anni la rivista più importante del suo settore. Le riviste elettroniche permettono considerevoli risparmi sui costi (JHEP costa da 10 a 15 volte meno delle riviste commerciali concorrenti). Anche le riviste tradizionali hanno scelto la via dell'informatizzazione e uniscono la vendita della copia cartacea alla copia online. Tuttavia questo non ha portato a una diminuzione dei prezzi, anzi ha aggravato la condizione di debolezza delle biblioteche acquirenti: se cesso un abbonamento a una rivista cartacea, mi rimangono i suoi numeri passati; se disdico un abbonamento a una rivista elettronica perdo interamente il diritto all'accesso a tutti i suoi numeri, a meno che la biblioteca abbia avuto cura di inserire opportune clausole contrattuali.

Nel settore umanistico, la monografia è più importante delle riviste. Queste, dunque, non hanno attraversato una paragonabile crisi dei prezzi, anche se la transizione alla rete è stata gestita per lo più dagli editori, che hanno imposto forme di accesso riservato, e politiche dei prezzi di download variabili, ma generalmente sproporzionate in relazione al fatto che gli autori forniscono loro gli articoli a costo zero.

_________