OA Italia/Pubblicazione in un repository

From Bollettino telematico di filosofia politica & Open Access Italia Wiki
Jump to navigation Jump to search

Scopo dei depositi istituzionali è di rendere liberamente accessibili i prodotti della ricerca delle Università e dei centri di ricerca. L’inserimento di articoli e materiali nei depositi istituzionali o nelle riviste ad accesso aperto fa nascere una serie di questioni legate al diritto d’autore. In queste pagine si cercherà di fornire informazioni relative a proprietà intellettuale e accesso aperto. Si fa presente che i contenuti di queste pagine sono a titolo puramente informativo e che non hanno in alcun modo valore di consulenza legale (vd. disclaimer)

Premessa terminologica:

Pre-print La versione di un articolo inviata ad una rivista ma non ancora sottoposta al processo di peer review

Post-print La versione dell’articolo che ha già subito il processo di peer review ed è stata accettata per la pubblicazione. Il post-print può essere la versione riveduta dall’autore dopo la peer review o la versione finale predisposta dall’editore per essere stampata.

Peer review Processo di revisione cui è sottoposto un articolo prima di essere pubblicato. Il o i revisori sono esperti della materia.

Embargo Periodo di tempo in cui l'articolo autoarchiviato viene secretato e quindi risulta accessibile al pubblico solo per la parte dei matadati (il periodo consigliato è fra i 6 e i 12 mesi dopo la pubblicazione in una rivista)

Quali sono le implicazioni legali della pubblicazione in un deposito istituzionale?

Frequentemente gli autori e i gestori di depositi istituzionali si chiedono: Come faccio a sapere se posso pubblicare questo documento nel deposito istituzionale?

Molti grandi editori permettono l'archiviazione in un deposito istituzionale o sul sito personale dell'autore (spesso si richiede di lasciare passare un periodo di tempo dopo la pubblicazione prima di rendere accessibile il proprio articolo a tutti, o di archiviare la versione dell'autore e non quella editoriale).

La lista Sherpa/RoMEO indica quali sono le politiche degli editori rispetto all’autoarchiviazione. Alcuni editori (69) consentono agli autori di autoarchiviare il file .pdf nella versione finale da loro prodotta. L'elenco di tali editori si trova sempre sul sito di [Sherpa/RoMEO] . Per essere del tutto certi di poter pubblicare un articolo in un deposito istituzionale, vale comunque sempre la pena di rileggere il contratto o di chiedere direttamente all'editore.

Editori e diritto d'autore

Normalmente l'editore (soprattutto gli editori stranieri) prima di pubblicare un articolo richiedono all'autore di sottoscrivere un contratto. Le tipologie di contratto variano da un editore all'altro.

Per quanto riguarda gli editori italiani, l’articolo 42 della legge 22 aprile 1941, n. 633 sul diritto d'autore stabilisce che l'autore di un articolo su rivista ha diritto a riprodurlo altrove, purché citi gli estremi della prima pubblicazione, a meno che non sia stato esplicitamente pattuito il contrario. In assenza di clausole esplicite nel contratto o in assenza di contratto, l'autore può autoarchiviare il suo articolo in un deposito istituzionale.

In generale possiamo dire che l'autore può procedere all'autoarchiviazione senza particolari richieste di autorizzazione nei seguenti casi:

  • Se il lavoro che sta depositando è un preprint, un inedito, un lavoro non ancora sottomesso a una rivista (è tuttavia opportuno chiedere all'eventuale futuro editore se l'autoarchiviazione può pregiudicare la pubblicazione dell'articolo)
  • Se non ha sottoscritto con un editore o altra figura un contratto di cessione o trasferimento dei diritti
  • Se l'editore è tra quelli che consentono l'autoarchiviazione (vd. Sherpa/RoMEO)

E se l’autore ha firmato un contratto con l’editore?

Se l'autore ha già sottoscritto (o prevede di sottoscrivere) con un editore o altra figura un contratto di cessione o trasferimento del copyright, prima di procedere all'autoarchiviazione:

  • per i contratti già firmati che non prevedono il consenso all'autoarchiviazione dovrà richiedere all'editore che il contratto venga modificato in modo tale da consentire l'autoarchiviazione, inserendo questo modello di clausola:

Delego a [l'editore o la rivista] tutti i diritti di vendere o di cedere il testo (su carta o on line) del mio articolo [titolo dell'articolo]. Conservo solo il diritto di diffonderlo gratuitamente a fini scientifici o didattici, in particolare il diritto di auto-archiviarlo pubblicamente on line sul Web.

  • Per i contratti che devono ancora essere sottoscritti dovrà far inserire una clausola che preveda il consenso all'autoarchiviazione Modello di clausola

Se l'editore non dovesse accettare la clausola di consenso all'autoarchiviazione l'autore potrà archiviare nel deposito istituzionale il preprint e, separatamente, aggiungere il file di corrigenda, connesso al preprint. Se l'editore impedisse esplicitamente anche l'autoarchiviazione del preprint l'autore potrà comunque depositarlo applicando però delle restrizioni all'accesso. Gli editori italiani non si sono ancora pronunciati rispetto all’autoarchiviazione nei depositi istituzionali. E’ in programma un censimento delle politiche degli editori italiani rispetto all’autoarchiviazione.

Alcuni editori (gli editori "open access") non richiedono agli autori la cessione esclusiva dei diritti. Il contratto che propongono è una licenza non esclusiva che permette all'autore di mantenere alcuni dei diritti di sfruttamento economico fra cui quello di autoarchiviare il proprio lavoro in un deposito istituzionale.

Links:

Guida per l’autore (traduzione italiana a cura di Antonella De Robbio)

Sparc Addendum al contratto editoriale (traduzione italiana a cura di Antonella De Robbio)

Conosci i tuoi diritti (traduzione italiana a cura di Antonella De Robbio)

Come posso autoarchiviare e fare pubblicare il mio lavoro? (traduzione italiana a cura di Antonella De Robbio)

Copyright Addendum Engine di Science Commons e SPARC

Copyright Toolbox (a cura di Jisc e Surf)

Author Rights (a cura di Sparc, ACRL, ARL)

Licence to publish (JISC, SURF)

La legge sul diritto d'autore

La legge di riferimento è la legge 633/1941 attualmente in fase di revisione. vd. Comitato per la revisione

La legge tutela due tipologie di diritti: Diritti morali e Diritti di utilizzazione economica

Licenze open content

Per gli autori di contributi scientifici ad accesso aperto può essere utile specificare quali sono i diritti che concedono ai lettori e a quali condizioni. L'autore che ne ha la facoltà (che cioè non ha ceduto tutti i diritti ad un editore) può infatti decidere se concedere ai lettori tutti i diritti di utilizzazione economica o soltanto alcuni. Ecco alcuni esempi di licenze open content

Le licenze Creative Commons

Gnu General public License

I criteri su cui si basano le licenze Open Content

Una licenza Open Content, per poter essere valida anche in Italia deve soddisfare determinati criteri:

deve essere stata armonizzata alla normativa italiana (Legge 633/1941), deve essere formulata in lingua italiana e deve presentarsi in diverse varianti:

1. deve offrire a chi non è esperto in materia giuridica una visione sintetica dei diritti e dei doveri derivanti dall’applicazione della licenza ad una determinata opera

2. il testo della licenza deve essere formulato in maniera legalmente corretta e chiara, così che nel caso di eventuali ricorsi non ci sia spazio per troppe interpretazioni

3. il contenuto della licenza deve essere espresso anche in forma machine readable (metadati)

Le Licenze Creative commons

Creative Commons è una organizzazione no profit fondata nel 2001 da Lawrence Lessig. Le prime licenze sono state rilasciate a partire dal 2002. CC è nata per promuovere mediante un set di licenze la condivisione e l’utilizzo delle opere dell’ingegno, e per garantire la possibilità di riutilizzo del lavoro di altri nel rispetto delle leggi esistenti. Le licenze CC sono dei contratti veri e propri medianti i quali il titolare dei diritti concede una serie più o meno ampia di diritti ai fruitori dell’opera. In contrasto con il diritto d’autore tradizionale che si basa sulla formula Tutti i diritti riservati, CC si basa su una gestione più flessibile del diritto d’autore, quella fondata sulla formula Alcuni diritti riservati. Principio ispiratore è senza dubbio quello delle licenze GPL, tuttavia le licenze CC non nascono per proteggere il software ma altri tipi di opere dell’ingegno: musica, film, fotografie, testi ecc.

Dopo un lungo lavoro di armonizzazione le licenze CC sono state tradotte anche in italiano (2004). Le licenze si formano dalla combinazione di 4 tipi diversi di condizioni:

  • Attribuzione Devi attribuire la paternità dell'opera nei modi indicati dall'autore o da chi ti ha dato l'opera in licenza e in modo tale da non suggerire che essi avallino te o il modo in cui tu usi l'opera.
  • Non Commerciale Non puoi usare quest'opera per fini commerciali.
  • Non opere derivate Non puoi alterare o trasformare quest'opera, ne' usarla per crearne un'altra.
  • Condividi allo stesso modo Se alteri o trasformi quest'opera, o se la usi per crearne un'altra, puoi distribuire l'opera risultante solo con una licenza identica o equivalente a questa.

Le diverse combinazioni (che comprendono sempre obbligatoriamente la condizione "attribuzione") danno luogo a 6 tipi di licenza. Ogni licenza si compone di una parte sintetica (Human readable commons deed), della intera licenza in linguaggio giuridico (lawyer readable Legal code) e di una parte di metadati (Machine readable digital code).

Links:

Creative Commons Italia

Creative Commons

GNU general public license

La Gnu general public license è una licenza pubblicata a cura della Free Software Foundation La licenza GPL concede agli utilizzatori le seguenti libertà:

- L’opera può essere riutilizzata per qualsiasi scopo (anche commerciale) enza limitazione alcuna

- copie dell’opera possono essere distribuite gratuitamente o a pagamento a condizione che le opere distribuite garantiscano le stesse condizioni di utilizzo.L’opera modificate deve essere distribuita con la stessa licenza.

Il principio del copy-left

Tutte le opere derivate da opere soggette a licenza GPL possono essere distribuite solo se utilizzano lo stesso tipo di licenza GPL. Ciò vale solo per il licenziatario di un’opera. Il possessore dei diritti, invece, (l’autore o una terza persona a cui l’autore ha trasmesso i diritti) può distribuire l’opera anche sotto altri tipi di licenza non esclusiva. Questo principio vale anche per la versione Condividi allo stesso modo delle licenze Creative Commons.

___________