OA Italia/Pubblicazione in una rivista OA

From Bollettino telematico di filosofia politica & Open Access Italia Wiki
Jump to navigation Jump to search

La pubblicazione in riviste ad accesso aperto

L'articolo 42 della legge 22 aprile 1941, n. 633 sul diritto d'autore stabilisce che l'autore di un articolo su rivista ha diritto a riprodurlo altrove, purché citi gli estremi della prima pubblicazione, a meno che non sia stato esplicitamente pattuito il contrario.

In generale la disciplina stabilita dalla legge italiana in mancanza di un accordo è vantaggiosa per una rivista ad accesso aperto perché permette agli autori di depositare i loro testi in archivi istituzionali e disciplinari, e, all'interno di questi, di far circolare il nome della rivista stessa.

Conviene però chiedere all'autore che si impegni esplicitamente a citare, tramite un link, il sito della rivista su cui il suo articolo è stato originariamente pubblicato - dal momento che la legge del 1941 non poteva prevedere un obbligo di questa natura.

Per facilitare gli autori, può inoltre essere conveniente proporre loro la scelta fra un complesso di licenze standard, per esempio quelle del tipo di Creative Commons - ovviamente chiarendo in via preliminare che l'opzione dipende dalla loro autonomia. Si considera infatti autore di un'opera collettiva "chi organizza e dirige la creazione dell'opera stessa" (art. 7) mentre il diritto all'utilizzazione economica appartiene all'editore della medesima (art. 38). Gli autori delle singole parti hanno però il diritto di usare il proprio lavoro separatamente, entro i vincoli stabiliti o da un eventuale accordo esplicito oppure, in mancanza di questo, dagli articoli 39-42 della legge 22 aprile 1941, n. 633.

Questo comporta anche la possibilità che l'editore applichi all'opera collettiva una licenza diversa - più restrittiva o più ampia - di quella prescelta dall'autore di una sua parte, per quanto concerne l'uso separato di quest'ultima.

Una rivista scientifica on-line deve registrarsi in tribunale?

Le legge 62/2001 è stata per parecchio tempo di interpretazione controversa. Esistono, tuttavia, numerosi riviste on-line che omettono di assolvere a questo onere, senza conseguenze rilevanti. Il decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70 ha finalmente chiarito, all'articolo 7 comma 3, che "la registrazione della testata editoriale telematica e' obbligatoria esclusivamente per le attività per le quali i prestatori del servizio intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62."

Nel caso tuttavia si ritenga opportuno realizzare una versione a stampa della rivista per procedere al deposito legale (requisito richiesto per la valutazione delle pubblicazioni a fini concorsuali) e per sfruttare anche il canale di distribuzione tradizionale sarà obbligatorio registrare il periodico in tribunale.

Procedure di registrazione

Riviste e giornali devono avere un direttore responsabile iscritto all'albo dei pubblicisti. Nel caso di periodici a carattere scientifico, il direttore responsabile può non essere un giornalista, ma deve comunque essere iscritto nell'elenco speciale dell'ordine. In questo caso occorre far domanda, tramite apposito modello, al Consiglio regionale dell’ordine dei giornalisti per l’iscrizione del direttore nell’elenco speciale dei direttori responsabili di periodici a carattere tecnico, professionale o scientifico. La registrazione ha un costo.

Prima della pubblicazione del periodico deve essere fatta domanda di registrazione del periodico stesso presso la Cancelleria del Tribunale civile, sezione stampa, del luogo in cui la pubblicazione deve effettuarsi compilando l’apposito modulo. Nel modulo, va indicata anche chi è proprietario del periodico (l’Ateneo)

Il Deposito Legale

La legge 15 aprile 2004 n. 106 ha avuto un suo regolamento attuativo che però, in merito alle pubblicazioni online rimanda ad un successivo regolamento.

L’unico deposito attualmente legale è quello degli stampati secondo la legge n. 374 del 1939, in quanto la nuova norma, la legge 15 aprile 2004, n. 106 "Norme relative al deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all'uso pubblico" che amplia l’obbligo del deposito anche ai documenti in formato elettronico e diffusi tramite Internet, attende il Regolamento di attuazione per entrare in vigore. E’ necessario quindi procedere alla stampa delle pubblicazioni elettroniche in un numero minimo di copie per poter dar corso alle procedure di deposito legale, oppure è possibile concordare con la BNCF il deposito legale volontario.

Richiesta di un ISSN (cartaceo e/o elettronico)

Per le pubblicazioni periodiche edite in Italia, siano esse a carattere nazionale che internazionale, la richiesta di attribuzione dell'ISSN deve essere indirizzata al Centro nazionale ISSN secondo l'apposita procedura . Per le pubblicazioni periodiche di organismi internazionali, anche se edite in Italia, la richiesta dell'ISSN va rivolta al Centro internazionale di Parigi. Richieste urgenti di attribuzione del codice, effettuate prima della pubblicazione del primo numero del seriale, possono essere soddisfatte solo quando l'uscita sia imminente. In tal caso, comunque, l'attribuzione sarà convalidata solo dopo il ricevimento di un esemplare del detto primo numero o delle fotocopie relative. Per le pubblicazioni elettroniche dovranno essere indicati la locazione web e l'indirizzo e-mail. Se il titolo di una pubblicazione in serie cambia, dovrà essere cambiato anche il codice ISSN. Per l'aggiornamento del Registro ISSN è comunque importante che siano comunicate al Centro nazionale anche le variazioni che non comportano modifiche del codice (luogo di pubblicazione, editore, periodicità).

Come pubblicare l'ISSN

L'ISSN deve comparire con evidenza in ciascun fascicolo della pubblicazione, preferibilmente nell'angolo superiore destro della copertina. Il numero deve essere sempre preceduto dalla sigla ISSN. Altre corrette collocazioni sono la pagina editoriale, la pagina del copyright, o le note editoriali. In caso di pubblicazione in serie non su supporto cartaceo, l'ISSN, di preferenza, verrà registrato su di una fonte interna, (schermata del titolo o homepage). Altre collocazioni consigliate sono le fonti esterne quali le intestazioni delle microfiches , le etichette dei dischi e delle cassette etc. Il codice si compone di due gruppi, ciascuno di quattro cifre, separati da un trattino e preceduti dalla sigla ISSN. L'ISSN dovrà anche essere citato in tutta la documentazione che descrive o pubblicizza la pubblicazione in serie.