Why not

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Bloccare la sperimentazione e l'innovazione

La valutazione della ricerca a livello nazionale è costruita sul passato. Se si usa lo stesso criterio anche localmente, si scoraggia ancor di più la sperimentazione e l'innovazione nell'ambito della pubblicazione scientifica nelle scienze umane e sociali e si ostacolano le esperienze esistenti: in concreto si penalizzerebbero fortemente e ingiustamente il Laboratorio di cultura digitale, che è nato anche per promuovere questa sperimentazione, Pisa University Press e le sue riviste, e il "Bollettino telematico di filosofia politica", che è l'unica rivista pisana che ha meritato il DOAJ Seal (e che ha ereditato dal Cineca il Wiki Open Access Italia, punto di riferimento italiano per l'accesso aperto). Le riviste italiane che hanno ottenuto questo riconoscimento sono 58: buona parte sono edite da Firenze U.P., dall'università di Bologna. Per chi lavora l'università di Pisa? Per le università di Firenze e di Bologna?

La scienza aperta come perseguita dall'Unione europea è molto più del minimo fatto, con grave ritardo, dall'università di Pisa, con un regolamento che riconosce i tempi di embargo lunghissimi (18-24 mesi anziché 6-12 della Raccomandazione europea 2012/417/UE del 17 luglio 2012 della legge italiana (art. 4 della legge 112/2013). Aggiungere ulteriori penalizzazioni significherebbe mettere l'università di Pisa agli ultimi posti in un sistema già in gravissimo ritardo.

Quali sono, in concreto, gli effetti di questo ritardo? Molto semplicemente, una riduzione della visibilità della ricerca dell'università di Pisa nell'ambito delle scienze umane e sociali: credere che Arpi metta la ricerca in vetrina perché un articolo macchinosamente depositatovi viene reso visibile dopo due anni, se il ricercatore si è ricordato di depositarne il pdf, significa non rendersi conto che la concorrenza, a Bologna, a Torino, a Milano e a Firenze, rende disponibili i testi subito.

Aumentare i costi degli abbonamenti per le biblioteche

Se le università si allineassero alle scelte dell'Anvur nell'ambito dei settori cosiddetti non bibliometrici, questa scelta conferirebbe agli editori dominanti (il Mulino, Angeli, Fabrizio Serra) un potere oligopolistico che solleciterebbe ulteriormente i bilanci delle biblioteche - come è già avvenuto nell'ambito delle riviste scientifiche (si veda questo studio), e come sta già avvenendo anche nel nostro settore (ne parla, per esempio, Claudio Giunta). Basterebbe informarsi sul bilancio del sistema bibliotecario di ateneo per accorgersi che nel 2011 la nostra università spendeva circa 3 milioni di euro solo per le riviste, di questi 3 milioni uno andava a Elsevier, oligopolista i cui margini di profitto sono costantemente al di sopra del 36%. Vogliamo promuovere la ricerca dando agli oligopoli editoriali ulteriori strumenti per danneggiare il nostro bilancio?

Dare voce in capitolo sulla ricerca pisana a cordate accademiche non pisane

Come scrive H.F. Moed in Citation analysis in research evalution, Springer, 2005, p. 147-148, le scienze umane e sociali non hanno un fronte di ricerca comune:

'Science deals with “quantitative, highly ordered, rather certain findings”. Its knowledge is “positive” and of “short term permanence”. The questions addressed in its research develop rapidly. A scholar in the humanities tends to deal with fundamental questions of permanent significance, and produces “new wisdom” about them. Whereas in the latter domain of scholarship research tends to be an individual activity, in the former scientists sharing an intellectual focus are socially organised into groups, interacting at a global level at conferences and through scientific journals, and constituting the international research front. Close interaction with peers and knowledge about their most recent achievements are essential.

Le riviste nell'ambito delle scienze umane e sociali sono riviste di scuola; le fasce di riviste sono state popolate sulla base delle scuole prevalenti in seno ai Gev, e al grado di compromesso a cui i comitati scientifici delle riviste sono stati disposti a piegarsi. Promuovere ciecamente le riviste di fascia A significa, in molti casi, semplicemente penalizzare i propri ricercatori a vantaggio di quelli di università concorrenti. Sarebbe molto più coerente, se si vuole agire così, cercare di licenziare i propri ricercatori per assumerne di esterni, appartenenti ai gruppi dominanti. Ma visto che, per ora, i colleghi non si possono licenziare, sarebbe preferibile almeno evitare di ostacolarli.

Essere costretti a cambiare continuamente e retroattivamente le regole di valutazione

Le regole previste dall'Anvur per l'ASN sono diverse da quelle per i dottorati; quelle per i dottorati cambiano in continuazione, perfino pochi giorni prima della chiusura della procedura di adesione. Se si usa il criterio ASN si devono premiare i docenti che pubblicano in riviste di fascia A del loro settore, se si usa quello dei dottorati si devono premiare i docenti che pubblicano anche fuori del loro settore, o addirittura prevalentemente ed esclusivamente fuori dal loro settore. Vista la mutevolezza dell'Anvur, i criteri approvati localmente rischierebbero di nascere vecchi. Si possono cambiare, certo: però forse vale la pena ricordare che gli articoli non possono essere pubblicati e spubblicati retroattivamente. Che facciamo? Puniamo i colleghi perché, pur essendosi sottomessi all'Anvur, non sono riusciti a prevedere che di lì a poco l'imperscrutabile autorità avrebbe cambiato idea?

Esporsi a costosi e incerti contenziosi giudiziari con i docenti del proprio stesso ateneo

Bisogna essere consapevoli che il regolamento interno il quale obbliga le commissioni dì'area a disporre i colleghi in fasce anche qualora le differenze fra loro siano minime o nulle sarebbe annullato da qualsiasi TAR per evidente illegalità (è come se a un tribunale si chiedesse di condannare almeno il 50% degli imputati, indipendentemente dal fatto che siano innocenti o colpevoli). Se a questo regolamento si aggiungono ulteriore elementi discutibili, e cioè l'arbitrarietà con cui le riviste sono state assegnate alle varie fasce, riconosciuta dalla stessa Cassazione a Sezioni Unite, e il fatto che, a monte, i criteri con cui sono stati nominati i Gev siano minati da un vizio demolitore perché sono cambiati in corso d'opera, è quasi certo che qualcuno farà ricorso, rischiando pure di vincerlo (si veda questo testo, specie alle nota 24 e 25) - e non solo davanti al giudice amministrativo.